Io tra di noi, nati per subire.

L’11 Ottobre 2011 è stata sicuramente una delle date più importanti per la musica indipendente italiana dal 2000 (Sussidiario illustrato della giovinezza, Baustelle) a questa parte: sono stati pubblicati due album, due album quasi complementari, le due facce di una medaglia chiamata folk. Stiamo parlando di Io tra di noi e di Nati per subire, rispettivamente quinta e settima fatica di Dente e Zen Circus.

Due dischi che parlano di cose diverse, due dischi che non hanno nulla di innovativo, ma che vanno a completarsi l’uno con l’altro per descrivere appieno ogni aspetto della vita di un uomo, di un umile, di un lavoratore, sfruttato dal sistema, costretto a subire ciò che l’alto gli impone, di un uomo che soffre per amore, di un uomo che da Varese fa chilometri per andare dalla sua amata, di un uomo solo, abbandonato dalla donna che ama.

Due dischi che descrivono, l’uno dal lato economico-sociale (Nati per subire), l’altro dal lato sentimentale (Io tra di noi), una società oziosa, dove subire è l’unica alternativa contemplata, dove è più facile lamentarsi, gridare a Dio e ai politici per qualche minuto e poi continuare la propria vita a testa bassa, senza fare assolutamente nulla per cambiare le cose. Si tratta quasi di un verismo contemporaneo tradotto in musica, una descrizione dello status umano, senza troppe pretese.

Sicuramente questi due lavori sono i manifesti della svolta che la musica indie italiana sta prendendo, avvicinandosi (seppur molto lentamente) a quella del Regno Unito o dell’America, dove anche chi decide di produrre per un’etichetta indipendente riesce a farsi sentire. Non stonerebbero affatto Soldati o Ragazzo Eroe se trasmesse per radio.

– Vyl

Ommioddio pesanti :troll:



Cazzate a parte, vorrei conoscerli meglio, ne ho sentito parlare assai ultimamente :3

14-10-11 15:56