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Old 16-01-10, 20:26   #1 (permalink)
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Leggono a scuola il Diario di Anna Frank
deputato leghista li denuncia: "Pagine hard"

Interrogazione di Grimoldi al ministro Gelmini: "Vi è un passo nel quale Anna Frank descrive in modo minuzioso le proprie parti intime e la descrizione è talmente dettagliata da suscitare turbamento in bambini delle elementari"

Il deputato leghista Paolo Grimoldi ha presentato un'interpellanza al ministro dell'istruzione, Mariastella Gelmini, chiedendo il suo intervento nei confronti di una scuola elementare brianzola in cui è stato letto il testo integrale del Diario di Anna Frank. Secondo il leghista, nella versione integrale "vi è un passo nel quale Anna Frank descrive in modo minuzioso e approfondito le proprie parti intime e la descrizione è talmente dettagliata da suscitare inevitabilmente turbamento in bambini della scuola elementare".

Immediata la replica dalla scuola, la Lina Mandelli di Usmate Velate (Monza-Brianza). "Credo che il ministro dell'Istruzione abbia cose più importanti di cui occuparsi", ha detto Claudio Redaelli, dirigente vicario dell'istituto. Secondo il dirigente le pagine a cui si riferisce il deputato sono "descrizioni in termini talmente ingenui, come logico attendersi da una dodicenne degli anni Quaranta, da non destare, soprattutto se mediata dall'intervento dell'insegnante, particolare turbamento in bambini del ventunesimo secolo che in tivù vedono e sentono di peggio".

"Io sono stato interpellato dagli stessi genitori della scuola per ben tre volte - ha detto Grimoldi - La prima volta ho riposto che c'è l'autonomia scolastica, la seconda che forse c'e stato un abuso dell'autonomia, la terza mi sono sentito in dovere di fare questa interrogazione: credo che quelle pagine per bambini di nove anni si possano definire hard". repubblica






No dico, guardatelo, e guardate la cravatta.

Last edited by Blake; 30-01-10 at 15:50.
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Mi schifo alquanto.
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Old 17-01-10, 13:35   #3 (permalink)
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Figurarsi... se censurano il diario di Anna Frank non oso immaginare come dovrebbero operare con internet e la televisione....
Poi come è stato osservato il tutto era sottoposto al "filtro" della maestra.... non vedo che pericolo potesse esserci.... :nana:
Si sa che quando si tratta di far scandalo....
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Old 17-01-10, 14:53   #4 (permalink)
↑ sasunaruwhore
 
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Non ho capito dove sia il problema di leggere ciò che scrive Anna Frank sulla propria iolanda se poi alle 7 della sera i bambini possono guardare quella delle varie Victoria Silvestedt, Belen Rodriguez, Raffaella Fico...'sta gente (genitori in primis) non c'hanno proprio un piffero da fare.
Ma scherzi a parte, fossi stata una maestra non credo avrei mai letto ai miei alunni un passo del genere, tuttavia i bambini dovrebbero essere così innocenti e mentalmente destrutturati da non aver nessun turbamento....ma se poi non lo sono, se a 8 anni sanno del sesso più di quanto dovrebbero e sono già in grado di cogliere malizia...non venitemi a dire che la colpa è di Anna Frank
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http://i56.tinypic.com/34xhqgy.jpg

¿ w ha t d i d y o u s e e i n t o m y h e a r t ?
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Old 17-01-10, 22:22   #5 (permalink)
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Così finisce come mio figlio che deve aspettare i diciott'anni per leggere al liceo Marziale e Boccaccio...
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Old 17-01-10, 22:23   #6 (permalink)
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E 21 per il Piccolo Principe.
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Old 17-01-10, 22:26   #7 (permalink)
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Già peccato che i ragazzini parlino di figa (nella maniera sbagliata, spesso) già in quinta elementare.
Ma qui andiamo off topic, c'è solo un tizio con la cravatta verde che dice cagate e che sta alla cultura come io sto a Paris Hilton. Che cacchio ne sa lui di Anna Frank? Solo che era un'ebrea e che quindi poche balle, ha fatto la fine che meritava, come dovrebbero farla tutti i Diversi.
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Old 18-01-10, 19:07   #8 (permalink)
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la coltura italiana
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http://www.youtube.com/watch?v=QHFK1yKfiGo[/center:lth7nd2a]
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Old 19-01-10, 15:55   #9 (permalink)
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Ancora un esempio di splendida cultura italiana:

"Negozio vietato ai cinesi..."
Choc a Empoli, bufera sul titolare

Cartello choc in una vetrina del centro. Il titolare: se non parlano italiano non li faccio entrare. Dure reazioni in città: questo è razzismo

EMPOLI. «Vietato ai cinesi se non parlano italiano». No, non è uno scherzo. È il messaggio scritto con un pennarello nero su un cartoncino bianco, affisso alla porta di un negozio di abbigliamento di Empoli. La gente si ferma, legge, si interroga. C’è chi proprio non ci sta, apre la porta e ne canta quattro al titolare. Che si difende snocciolando aneddoti a sostegno della sua tesi.

Volutamente razzista o no, quel cartello ha scatenato un polverone. A leggerlo ricorda tanto quel “Vietato l’ingresso agli ebrei e ai cani” affisso alla porta di una pasticceria nel film “La vita è bella”: «E allora - dice Guido al piccolo Giosuè - noi non faremo entrare nel nostro negozio i ragni e i visigoti, perché non ti piacciono ». Il genio di Benigni fa scattare un sorriso che copre l’amarezza, ma non la cancella. Qualcosa del genere è successo anche in questa occasione: c’è infatti chi ha risposto alla provocazione utilizzando la stessa moneta (un cartello), affisso davanti a quello anti-cinesi: «Vietato l’ingresso agli americani che non parlano polacco, agli svedesi che non parlano spagnolo e agli svizzeri che non parlano arabo».

Non la pensa così Gino Pacilli, 63 anni, proprietario del negozio Lulaop di via Giovanni da Empoli, che difende l’iniziativa e allo stesso tempo non ci sta ad essere accusato di razzismo: «Vivo di commercio da quarant’anni e ho avuto tantissimi clienti stranieri. Io non faccio distinzioni di pelle o di etnie: quello che fa la differenza è l’educazione ».

Ecco qual è la “razza” che Pacilli non vuole più nel suo negozio: «i maleducati cinesi: entrano senza neanche chiudere la porta e dare il buongiorno. Fanno il giro del negozio, provano molti capi e non comprano niente. Se provi ad avvicinarli ti dicono che non parlano italiano. Ma non è vero». Allora cosa ci vanno a fare? «Copiano. Ne contiamo una decina al giorno. Vengono qui per guardare le rifiniture e le cuciture dei capi d’abbigliamento: fanno soltanto perdere tempo».


Venerdì scorso la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Un episodio che Gino utilizza come fotografia di ciò che sostiene: «Sono venuti due cinesi. Hanno provato numerosi capi, mi hanno anche fatto smontare un manichino. Naturalmente mi hanno detto subito “non parlale italiano”. Alla fine, puntualmente, non hanno comprato nulla. Poi, quando se ne stavano andando, hanno incontrato una famiglia di italiani e li hanno salutati e ci si sono messi a parlare. Ho chiesto a queste persone se li conoscevano. Risposta: “ Sì, sono proprietari di una confezione. L’italiano? Certo che lo parlano. Mi sono sentito preso in giro. Ecco perché mi sono arrabbiato. E sabato ho affisso il cartello». Gino assicura: «I clienti sono dalla mia parte. Da quando ho affisso il cartello, i cinesi non sono più entrati: ma se non sanno l’italiano come hanno fatto a leggerlo?».

La cosa certa è che Gino ha scatenato un putiferio. Carlo Tempesti, delegato del Circondario Empolese Valdelsa per le politiche dei migranti, ha bollato l’iniziativa come «ingiustificabile frutto di ignoranza» aggiungendo: «La tesi che copiano i capi d’abbigliamento proprio non sta in piedi. I cinesi sanno come si cuce». Nel pomeriggio di ieri intanto è intervenuta la polizia municipale, che ha fatto togliere il cartello, in attesa di capire se ci sono gli estremi per una sanzione. iltirreno



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Old 19-01-10, 18:35   #10 (permalink)
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Perché i cani e gli ebrei non possono entrare babbo?
* Eh, loro gli ebrei e i cani non ce li vogliono. Eh, ognuno fa quello che gli pare Giosuè, eh. Là c’è un negozio, là, c’è un ferramenta no, loro per esempio non fanno entrare gli spagnoli e i cavalli eh, eh… e coso là, c’è un farmacista no: ieri ero con un mio amico, un cinese che c’ha un canguro, dico “Si può entrare?”, dice “No, qui i cinesi e i canguri non ce li vogliamo”. Eh, gli sono antipatici oh, che ti devo dire oh?!
- Ma noi in libreria facciamo entrare tutti.
* No, da domani ce lo scriviamo anche noi, guarda! Chi ti è antipatico a te?
- I ragni. E a te?
* A me… i visigoti! E da domani ce lo scriviamo: “Vietato l’ingresso ai ragni e ai visigoti”. Oh! E m’hanno rotto le scatole ’sti visigoti, basta eh!!
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In italia c'è una palese corrente xenofoba, appoggiata dai politici perchè fa comodo.
Ma il caso del negoziante che butta fuori i cinesi non mi sembra poi tanto grave....in fondo sì è solo inalberato per il loro comportamento maleducato...
Sinceramente non lo vedo come un atto razzista, anche perchè se i cinesi non sapessero leggere l'italiano, entrerebbero.
Certo la cosa è sbagliata nella forma... ma non credo sia nulla di particolarmente grave.
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Chissà se farebbe lo stesso con gli italiani.
Ma no, noi siamo troppo educati per farlo scomodare o per fregarlo con gli stessi metodi.
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Originally Posted by Shunran
Chissà se farebbe lo stesso con gli italiani.
Ma no, noi siamo troppo educati per farlo scomodare o per fregarlo con gli stessi metodi.
Non so dirti....la mia cricca di amici veniva spedita fuori a pedate da ogni negozio...e le ragioni c'erano.
In ogni caso il venditore ha sbagliato a mettere il cartello, sicuramente.
Ma almeno aveva una ragione per incavolarsi.
Inoltre il divieto era per i cinesi "che non parlano italiano".
Ovvio che era rivolto agli scocciatori... loro sapevano benissimo chi si riferiva il proprietario.
Se avesse scritto solo i cinesi ok, avrebbe insultato l'intera etnia.
Credo che in questo caso facesse riferimento a un numero ristretto di persone.
Poi ocvviamente il cartello poteva offendere anche i cinesi in genere, e infatti è stato rimosso.(giustamente)
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Old 20-01-10, 09:54   #14 (permalink)
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Chiede i biglietti solo agli immigrati rivolta sul bus: "Controllore razzista"

Padova, il conducente obbligato dai passeggeri stranieri ad estendere l´accertamento anche agli altri
di FILIPPO TOSATTO
PADOVA - Un controllo "chirurgico", quello compiuto dal conducente dell´autobus numero 12 che collega il centro storico all´hinterland: durante una fermata notturna, l´addetto della società di trasporto Aps si è rivolto esclusivamente ai passeggeri di colore, chiedendo loro di esibire il biglietto e ignorando platealmente tutti gli altri, nonostante, pochi minuti prima, fosse salito a bordo un gruppo di ragazze e ragazzi visibilmente alticci. È stata questa la scintilla che ha acceso la protesta dei pendolari africani, una decina in tutto: «Devi controllare tutti, non solo noi neri. Altrimenti sei un razzista», hanno intimato all´autista, circondandolo ed esibendo polemicamente gli abbonamenti al bus. L´addetto ha cercato di opporsi: «Spetta a me decidere i criteri del controllo a campione»; ma gli immigrati hanno cominciato a urlargli contro: «Razzista, razzista. Anche noi paghiamo le tasse». Grida, insulti, accuse di xenofobia: il braccio di ferro è durato quasi un quarto d´ora, con l´autobus bloccato lungo la Riviera Ponti Romani (l´asse centrale della città) e molti passeggeri - bianchi - che sollecitavano, a loro volta, un controllo completo perché la corsa potesse riprendere. Alla fine, il conducente ha dovuto cedere: a verifica compiuta, tre adolescenti venete sono risultate prive di biglietto e costrette a scendere all´istante - irritatissime - perché lo acquistassero al vicino distributore automatico. Un epilogo salutato dal polemico applauso dei contestatori.
Non è il primo caso di sospetto razzismo sugli autobus. È successo che qualche conducente abbia tirato dritto quando alla fermata c´erano persone di colore. Ma anche che alcuni stranieri senza biglietto, abbiano reagito con violenza. Così il personale Aps ha chiesto e ottenuto la presenza di alcune guardie private a bordo.

Fonte: LA Repubblica
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Old 20-01-10, 10:14   #15 (permalink)
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Originally Posted by Shunran
Chissà se farebbe lo stesso con gli italiani.
Ma no, noi siamo troppo educati per farlo scomodare o per fregarlo con gli stessi metodi.
Quando lavoravo in centro a Milano, avevo una collega (di San Colombano al Lambro) che quando aveva il suo carico di frustrazione da sfogare, metteva su atteggiamenti da nobildonna annoiata e andava nei negozi di griffe, dove per l'ora della pausa pranzo distruggeva a turno i commessi facendosi portare mucchi di vestiti da provare e da rigirare, per poi andarsene senza comprar nulla.
Sono quindi solidale col tipo del cartello, solo che non doveva metterlo così, alla barbarica, ma limitarsi a dire al cinese copione (perché è vero che alcuni si informano così...) "Lei non parla italiano? Spiacente, io non parlo cinese" e accompagnarlo alla porta. In quanto è chiaro che una transazione economica in queste condizioni è impossibile.
E' lo stesso motivo per cui in Giappone ci sono locali vietati agli stranieri, e nessuno (se non gli stranieri) si indigna. Ma se è razzismo, devo anche dire che ha una motivazione pratica. Uno straniero che manco sa dir buongiorno in giapponese si presenta in un locale senza neanche sapere che tipo di posto è e crede magari di essere al bar e di potersi comportare a modo suo. I giapponesi tensioni non ne vogliono (nemmeno per cercare di spiegare al tizio come funzionano le cose, ammesso che ci riescano, ma questo vuol dire chiedere scusa, parlare inglese, trovare le parole, trovare il "ponte culturale", e magari invece il giapponese era andato lì dopo il lavoro per sfogarle, le sue tensioni...) quindi mettono il cartello, secondo il principio che a casa propria ognuno ha diritto di scegliere chi accogliere. E nessuno obietta nulla.
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