Vi propongo una parte di un saggio di Paolo Flores D'Arcais, scritto nel 1995, inserito come prefazione ad un altro saggio scritto da Piero Gobetti nel 1924, a soli 23 anni, intitolato "La Rivoluzione Liberale".
E' a mio avviso strabiliante l'attualità di entrambi i saggi e il conseguente immobilismo della situazione politica italiana.
"Questa logica (si riferisce alla logica dei giudici di "mani pulite" ndr) si è scontrata e si scontra con la pretesa di troppi politici di governo di truccare le carte, cioè di vezzeggiare e favorire come "indipendenti" e "apolitici" i magistrati docili ai desideri di altri poteri, e di ostracizzare come "comunisti" i giudici che l'indipendenza la praticano davvero. E così Falcone, Borsellino e gli altri uomini del pool di Caponetto a Palermo furono aggrediti come "toghe rosse", e la più alta carica dello Stato insolentì magistrati in prima linea con lo sprezzante epiteto di "giudici ragazzini", e il procuratore di Palmi Agostino Cordova fu assediato da infinite ispezioni ordinate dal ministro socialista Martelli, per non parlare di Carlo Palermo e Carlo Alemi, investiti dall'ira di due presidenti del consiglio, Craxi e De Mita, con scippo e insabbiamento dell'indagine, persecuzione personale e perfino attentato mortale ancora non chiarito. Per un paio d'anni le cose sono cambiate, malgrado un atteggiamento dei governi che, da Craxi a Berlusconi, è rimasto costante - e solo ancora più arrogante e infine più efficace - nel tentativo di mettere al guinzaglio i giudici "scomodi". E invece il pool di Giancarlo Caselli ha ripreso il lavoro di Falcone e Borsellino, e la procura di Roma, diretta da Michele Coiro ha rotto la tradizione che la voleva "porto delle nebbie". Pure, troppi indizi indicano che l'inesasusto impegno delle destre potrebbe riuscire a far rientrare la magistratura nella routine di atteggiamento accomodante, emarginando i "riottosi" una volta di più.
Ma torniamo al circolo vizioso (si riferisce al circolo vizioso delle clientele ndr). Una magistratura che continuasse senza intralci sulla strada di "mani pulite", magari con il sostegno di tutti gli altri poteri e apparati dello Stato (come sarebbe doveroso), potrebbe romperlo, quelo circolo vizioso, proprio perché il coinvolgimento dei cittadini in esso è in realtà parziale e contraddittorio. Nel mare magnum dell'illegalità diffusa e divenuta quasi costume nazionale, infatti, una parte non piccola è disponibile a cambiare regime. L'entusiasmo con cui tanti italiani hanno accolto "mani pulite" e fatto di Di Pietro il simbolo di un possibile riscatto nazionale, non può essere scambiato per dismisura di ipocrisia. Le cose sono più semplici: molti cittadini, pur acquiscenti alla generale palude dei favori che sostituiscono i diritti e di una mano che lava l'altra, preferirebbero avventurarsi nel mare aperto della legalità come normalità, della convivenza civile fra cittadini responsabili. E non per motivi ideali ma per materialissimi interessi. Tali possono essere anche quelli del cittadino esemplare, infatti. Un solo esempio, ma moltiplicabile a volontà.
[...] L'attualità di Gobetti nasce dunque dal permanere e anzi accentuarsi del problema cruciale dell'Italia: la destra che non c'è. La cronica latitanza, o il carattere sconsolatamente minoritario, di una destra magari duramente conservatrice sul piano sociale, aggressivamente tatcheriana (altrimenti che destra sarebbe), ma imbevuta di senso dello Stato e strettamente incapace di considerare le regole un mero "fastidio", da aggirare e manipolare. La diagnosi di Gobetti risulta di impressionante lucidità proprio perché qiesta assenza è ancora e più che mai l'hic Rodus, hic salta che divide l'Italia dall'Europa, che mette la fragile democrazia del nostro paese a repentaglio di una deriva sudamericana."
Cosa ne pensate?






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