Caro Scalfari,
"non odiamo affatto la velocità. Cambiamo spessissimo lavoro e città, mandiamo decine di mail al giorno, la musica che ascoltiamo ha una frequenza talmente veloce che molti coetanei di Scalfari la apostrofano come un fastidioso rumore, facciamo spesso due lavori oltre ad andare all’università e questo ci costringe ad essere rapidi, ad andare sempre di fretta.
Abbiamo imparato a correre in questi anni, per sfuggire alla polizia nelle piazze, per sfuggire alla precarietà nelle vite, per sfuggire alla solitudine che avete provato ad imporci. Ed in questi anni siamo andati così veloce che Scalfari e molti altri non sono riusciti nemmeno a vederci, a seguirci, a capire dove stavamo andando.
La legalità per noi non è un più un valore, troppe ingiustizie abbiamo visto compiere in suo nome, la storia ci ha insegnato che la legalità è una contingenza, uno rapporto di potere sempre soggetto a modifica e purtroppo per qualcuno siamo veloci anche nell’apprendimento.
A noi la velocità piace, siamo già veloci, fin troppo, quello che non ci piace è la prevaricazione degli interessi forti sulla volontà dei cittadini e soprattutto rifiutiamo, sulla TAV, come sulla riforma del lavoro, sul vincolo di bilancio come sullo smantellamento dell’università pubblica, rifiutiamo la logica dell’ “unica soluzione possibile”. Una retorica fatalista, politicamente inaccettabile per una democrazia, che blocca qualsiasi possibilità di mediazione e di confronto tra governanti e governati.
Ci chiediamo invece perché lei, come altri, non si stia preoccupano più di garantire un’informazione davvero libera e bipartisan, di garantire l’espressione delle voci dissidenti, di monitorare insomma sulla salute cagionevole della democrazia in questo paese invece di spiegare ai giovani quale deve essere la loro giusta causa. Quegli stessi giovani in lotta che erano trattati da eroi quando la controparte era invisa a Repubblica e al PD e che ora diventano improvvisamente incomprensibili quando l’unità nazionale diventa l’indiscutibile mantra."
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